Le Icone della chiesa

Klaus e Barbara Kegelmann, 1992

Una Icona

La parola greca ‘Eikonion’ significa ‘piccola immagine’. Si tratta di una immagine proposta alla venerazione dei fedeli.
Nel libro della Genesi, Dio parla in ‘immagine’: ‘Egli crea l’uomo a sua immagine.’ – ‘L’albero della Vita’ – ‘Il giardino dell’Eden’.
Il Cristo stesso nella sua predicazione utilizza le immagini: ‘Io sono la Vite, voi siete i tralci’. – ‘Io sono il Pane di Vita’.
Quando San Giovanni dice: ‘Il Verbo si è fatto carne’ si intende che Dio si è fatto un’immagine, cioè un’ Icona: Gesù Cristo.
San Giovanni Damasceno spiega nello stesso modo: ‘Dio ha creato attraverso suo Figlio Gesù Cristo una Immagine e voi dovete disegnarla e dipingerla’.
Le icone sono ‘ finestre nel cielo’; attraverso esse la Luce divina brilla come attraverso una vetrata e diventa visibile agli uomini.

I pittori di icone traducono in immagine le Parole della Bibbia e del Vangelo. Essi sottolineano anche la relazione vitale che c’è tra Dio e l’uomo. Talvolta aggiungono all’immagine un’iscrizione per rafforzare il legame che c’è tra l’Immagine e lo Scritto. L’icona proietta nel mondo sensibile la gloria invisibile di Dio.

Le Icone dei Santi

Imponenti (150×64 cm), le quattro icone della chiesa del Sempione rappresentano il Fondatore e i Protettori della Congregazione del Gran San Bernardo.

Guardando da destra a sinistra, San Nicola di Bari e San Bernardo del Mont-Joux vegliano sull’impegno d’ospitalità della Congregazione.

Sant’Agostino e la sua mamma Santa Monica ne tengono viva la vita comune e religiosa.

San Nicola di Bari

Nicola era vescovo di Mira in Armenia (attuale Turchia). San Bernardo l’ha scelto come Protettore della sua casa d’ospitalità sul colle del Gran San Bernardo. Quest’uomo di Dio, molto popolare nel Medio-Evo, è conosciuto per i suoi numerosi miracoli soprattutto in favore dei poveri e dei bambini.

La sua mano sinistra tiene con devozione il Vangelo. Il pollice e il dito medio della mano destra, unite e benedicenti, testimoniano la duplice natura di Cristo (Dio e Uomo), mentre le altre tre dita indicano la Trinità. Le tre righe in fondo alla sua stola ricordano ugualmente il Mistero della Santa Trinità. I cinque punti sul Vangelo suggeriscono la perfezione divina e nello stesso tempo l’unione intima di Dio e dell’uomo. Il ceppo di vite ricorda l’immagine biblica utilizzata da Gesù nella sua predicazione.

San Bernardo di Mont-Joux

E’ il fondatore della Congregazione dei Canonici che porta il suo nome.

Egli porta l’abito di Diacono perchè ha esercitato il suo ministero presso i poveri e i viandanti in Aosta, poi al Colle del Gran San Bernardo.

Ai suoi piedi giace un dragone incatenato: secondo la leggenda egli gettò la sua stola contro la statua di Giove, simbolo del culto pagano, che cadde a terra frantumandosi. Il dragone domato simboleggia ugualmente i pericoli della montagna e dei banditi che si abbattono sui numerosi pellegrini e commercianti che attraversono le Alpi. Nella sua mano sinistra, Bernardo, infaticabile predicatore del Vangelo, tiene il bastone del Messaggero di Dio, oggi bastone del Prevosto (Superiore Generale della Congregazione.

Sant’ Agostino

Vestito da Apostolo, in uno stile greco-romano, Sant’ Agostino tiene in mano una penna e un rotolo. Egli scrive le prime parole (‘’Cor unum in Deum’’ = un cuor solo in Dio) della Regola di vita che egli dona ai chierici della sua diocesi d’Ippona nell’ Africa del Nord (verso l’anno 400).

Ancora oggi, i Canonici del Gran San Bernardo seguono questa Regola che propone la vita comune.

Il simbolo dei tre punti posti in triangolo ricordano il Mistero della Trinità di cui Agostino fu un ardente predicatore.

Santa Monica

La preghiera incessante di Monica per suo figlio Agostino ottenne la sua conversione. Egli infatti cercava la verità nelle dottrine pagane e rattristava la sua mamma per la sua vita dissoluta.

Atteggiamento raccolto e meditativo. Abito rosso ocra di chi ha combattuto il buon combattimento della fede. Velo bianco della purezza del cuore. Nelle sue mani e sotto il suo sguardo, come segno della morte e della Risurrezione di Gesù, vincitore della morte fisica e morale, ha la Croce di Cristo. Gesto materno dell’offerta, simbolo della maternità e del dono di sé nella Chiesa.

SIMBOLI COMUNI

I quattro personnaggi disposti sotto le braccia della croce di Cristo hanno un’aureola dorata a immagine del loro Maestro e Signore di cui condividono la santità. Essi sono ‘’in Cristo’’; sono diventati ‘’Cristo stesso’’. I loro piedi poggiano inoltre su di uno sfondo di color verde, per ricordare l’umile e talvolta dura condizione dell’esistenza umana. Lo sfondo dorato suggerisce la Luce divina che illumina ogni uomo. Dio e l’uomo si ricongiungono attraverso il manto di questa Trasfigurazione.
Il blu molto intenso che fa da sfondo al crocifisso e alle icone apre sull’infinito dell’universo che irradia la luce di Cristo e dei suoi Santi.
La guarnizione rossa che circonda ogni quadro allude al sacrificio, al dono totale della vita.

LE SCRITTE

Su ognuna delle quattro icone c’è scritto il nome del personnaggio che rappresentano.
Il piccolo riquadro posto in alto sulla croce porta la scritta latina:’’IESUS CHRISTUS NAZARENUS REX IUDEORUM’’ (Gesù Cristo Nazareno, re dei Giudei). Sull’aureola di Cristo è dipinta l’abbreviazione greca di Gesù Cristo. Le lettere incise nell’aureola si traducono cosi: ’’IO SONO COLUI CHE È’’, nome rivelato da Dio a Mosé dal roveto ardente.
Il braccio sinistro della croce porta l’abbreviazione greca di ‘’San Giovanni’’, il braccio destro quello della ‘’Madre di Dio’’.

LA CROCE

Appartiene a quel ‘’linguaggio in immagine’’ che fu tanto utilizzato sia dalla Chiesa Orientale che dalla Chiesa Occidentale. Esso è loro punto d’incontro.

E` una croce in stile italo-bizantina (266×240 cm). E` di forma latina con una tavola sotto i piedi del Crocifisso. Sulla croce della Chiesa Orientale tale tavola è posta obliquamente per indicare la Risurrezione.
Noi chiamiamo questa croce ‘’Croce trionfante’’. Su di essa il Cristo è rappresentato come ‘’Addormentato nella morte’’: il Figlio di Dio è morto, l’uomo-Dio ha conosciuto la morte, ma ha vinto la Morte.
Più della somma dei dolori sofferti, in essa leggiamo il dono della vita.
Così, i segni della Passione vi sono appena rappresentati; certo, ci sono le cinque piaghe, ma il Cristo non è ‘’l’uomo sofferente’’ con la corona di spine, il corpo torturato e flagellato. Neppure troviamo in essa traccia di strumenti di tortura.
Un corpo dignitoso e non straziato per la violenza sottolinea nel dramma della morte del Figlio di Dio l’atteggiamento della raggiunta pace e della serenità.
Questa forma di Croce ricalca quella trionfante di Cimabue del XIV secolo. Questo pittore s’è ispirato alla croce bizantina, segno evidente del legame che unisce le due culture, quella orientale e quella occidentale.
La posizione ‘’bilanciata’’ come la forma e la grandezza del panno ricoprente il corpo, annunciano l’inizio del Rinascimento.
Le iscrizioni sono state spiegate precedentemente.

Sulle due braccia della Croce, l’autore ha rappresentato San Giovanni e la Vergine Maria. Secondo la testimonianza del Vangelo di S. Giovanni, essi erano ai piedi delle Croce al momento della morte di Gesù.

La simbologia dei colori della Madre di Dio e dell’Apostolo rimandano più che all’iconografia bizantina, all’arte italiana. Come i Santi delle icone poste sotto la Croce, essi hanno l’aureola d’oro a immagine di Gesù di cui ricevono la santità.

 

La decorazione del coro di questa chiesa è stata voluta come un appello e una preghiera per la riconciliazione e l’unità della Chiesa di Cristo.
Ispirandosi all’Oriente per rappresentare Santi venerati nella Chiesa d’Occidente, gli autori di tale affresco ci invitano a eliminare le barriere tra i popoli e le civiltà per cogliere l’ Essenziale.
Dall’icona si sprigiona un forte richiamo : ‘’Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita,… noi lo annunziamo anche a voi, perchè anche voi siate in comunione con noi. (S. Giovanni).